I tombaroli

Il giochino, molto facile, ancor più meschino, è prendere a pretesto frasi dette in altra epoca, estrapolarle da contesti ampi, copiarle su una locandina, incollarci la faccia dell’autore e infine strumentalizzarlo per fini propagandistici.

E così Berlinguer, Ingrao, Iotti e addirittura il giudice Falcone, tutti accomunati dal fatto di non poter ribattere a chi gli infila giocoforza nella bocca ogni virgola di questa riforma, diventano fervidi sostenitori del Sì. Cioè: siccome in passato hanno proposto il superamento del bicameralismo paritario, qualsiasi riforma che sulla carta si pone questo obiettivo automaticamente diventa la riforma che loro volevano. Non lo dicono i grandi del passato, ma i piccoli tombaroli di oggi.

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Il Senato delle giravolte

Poiché mantenere il Senato elettivo – sentenziò il ministro Boschi – non era possibile in quanto avrebbe comportato la titolarità del rapporto di fiducia con il governo, ora ci dicono che sarà eletto da noi. Di sprezzanti avvitamenti come pure di pericolose inversione ad U ne abbiamo visti molti dall’ascesa dei rottamatori (delle loro stesse parole), a stupire in questo caso è la doppia bubbola.

Alessandro Pace, costituzionalista e professore emerito di diritto costituzionale:

“Mentre il riconoscimento del suffragio popolare diretto rientra nella garanzia della sovranità popolare, il conferimento alla sola Camera dei deputati della titolarità del rapporto fiduciario costituisce una scelta politica del tutto libera, che non contrasta con alcuna norma o principio costituzionale, ma anzi si giustifica in considerazione della rappresentatività generale riconosciuta soltanto alla Camera dalla riforma Renzi-Boschi. Quanto alla seconda obiezione, non si vede come l’elettività del Senato sarebbe in grado di trasformarlo in una seconda Camera di confronto fra i partiti (oltretutto, se debolissima, come ammette lo stesso Onida). Del resto, le attribuzioni del Senato, elettivo o non elettivo, rimarrebbero comunque le stesse. L’elettività avrebbe invece il grande merito di sottrarre l’elezione del Senato alle «beghe esistenti nei micro-sistemi politici regionali» (Silvestri)”.

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È un aereo? È un uccello?

No, non è Superman. È il velocissimo sistema di approvazione delle leggi che dicono la riforma ci riserverà tra le tante altre magnifiche sorti e progressive. Da ieri sappiamo che ci garantirà anche la felicità perché – avverte Benigni – se vince il No “il morale va a terra”.

Unitamente ai proclami si dovrebbe però dimostrare, squisitamente per completezza e chiarezza verso chi ascolta e andrà a votare, che l’attuale sistema è lento e produce meno leggi degli altri. Considerato che dai pro riforma non si batte ciglio nel merito, quanto è lento il bicameralismo italiano? Quali sono i tempi medi di approvazione delle leggi? Soprattutto, qual è il divario con gli altri Paesi europei dove vige un bicameralismo differenziato?

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Ci sono un giornalista, un accademico e un politico

Il giornalista in questa storia veste i panni dell’arbitro, l’accademico – costituzionalista nonché presidente emerito della Corte costituzionale – cerca di adeguare la complessità delle sue argomentazioni ai ritmi televisivi e il politico, per cercare di intortare il pubblico, fa la parte che meglio gli riesce, quella del pubblicitario.

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