Machiavelli e la riforma costituzionale

Di seguito l’intervento al Tour riCostituente di Maurizio Viroli, professore emerito di teoria politica all’Università di Princeton. Ho solo corretto gli errori della trascrizione automatica per cercare di rendere l’intervento più leggibile.

“Quando un cittadino è in grado di usare ‘l’astuzia fortunata’, diceva Machiavelli, può farsi principe della Repubblica, cioè dall’interno diventarne padrone, essere in grado di controllarla senza usare la violenza (Principe, capitolo nove). Machiavelli aveva visto come muore una Repubblica dall’interno e aveva individuato il pericolo proprio nella capacità di un cittadino di ingannare i suoi concittadini attraverso un uso spregiudicato dell’astuzia e con tanta fortuna. Secondo me è esattamente quello che stiamo vivendo in questo momento se non vincerà il No. Questa battaglia sul referendum è la nostra possibilità di salvare la Repubblica intesa come una comunità di persone che vogliono vivere sotto il governo della legge, senza essere sottoposti al potere enorme di alcuna persona perché, come insegnava appunto Machiavelli, Civati mi ha invitato ritornare sui miei studi, essere liberi non vuol dire avere un buon padrone, essere liberi vuol dire non avere alcun padrone, vuol dire che non esiste un potere norme che può se vuole dominarci. E la Costituzione è quella difesa che ancora abbiamo contro la formazione di un potere di questo genere.

Abbiamo vissuto l’esperienza degli anni di Berlusconi che fu in grado, non so se gli amici concordano, di costruire un sistema di corte, cioè un sistema di potere al centro nel quale egli stava con le sue televisioni con il controllo di un partito personale con una ricchezza diretta sterminata. Quel sistema ha creato una ferita gravissima nella mentalità del nostro Paese cioè acre ha rafforzato il male storico dell’ Italia che è sempre stato quello di avere una mentalità serva, tranne poche piccole importanti minoranza c’è sempre stata nella storia italiana e la disponibilità a servire con piacere a porsi al servizio dell’ uomo per ottenere benefici, per contenere privilegi, per contenere la protezione dalle leggi. Io ho sperato che la fine del sistema di Berlusconi avrebbe avuto i caratteri di una rinascita civile cioè di una capacità da parte degli italiani di riscoprire la voglia di vivere liberi perché dire son con il senso del dovere, vivere con il senso della dignità, non è stato così e il male che ha lasciato aperte Berlusconi ancora ce lo portiamo dentro nel nostro nella nostra mentalità. Quella di Berlusconi è stato una fine sì di quel sistema di potere, senza rinascita, fine senza rinascita civile, ed ora rischiamo di vivere l’ultimo capitolo cioè una decadenza ulteriore della vita repubblicana con la formazione di un potere enorme di una persona ed è questa il senso della della lotta che stiamo vivendo.

Mi sono spesso domandato, non so se Civati e d’accordo, ma perché tanto accanimento? Perché tanto impegno? Per togliere di mezzo qualche senatore? Per cambiare il rapporto Stato-Regione? No, c’è qualcos’altro sotto. Cioè il ignificato della vicenda che stiamo vivendo sta proprio qui, questa è una battaglia di libertà, questa non è una battaglia sui dettagli dell’ordinamento costituzionale: questa è una battaglia di principio. E quali sono i principi che sono in gioco con la riforma costituzionale? Sarò brevissimo perché ho già abusato della vostra pazienza ricordando il Presidente Ciampi. Ho parlato di menzogne. Cominciamo con le motivazioni della Costituzione: bisogna cambiare la Costituzione perché bisogna approvare delle leggi con maggiore velocità, basta con la navetta fra Camera e Senato. È una menzogna evidente, le leggi in Italia si approvano in tempi ragionevolmente brevi rispetto agli altri Paesi. Non solo. Ma l’inganno sta nel fatto che le leggi non devono essere approvate in fretta ma devono essere approvate bene. Il problema non è fare in fretta ma avere leggi che rispettano e recepiscono i diversi interessi bisogni nella società italiana cioè il bene comune, per questo ci vuole ponderatezza, ci vorrebbe riflessione, ci vuole tempo.
Bisogna cambiare la Costituzione per tagliare i costi della politica è un principio pericolosissimo, perché dove ti fermi? Tagli le istituzioni per risparmiare soldi. Allora perché non tagliamo anche un pochettino la Camera? Anzi togliamola di mezzo. E la Corte Costituzionale? Ma è uno spreco. E la Corte dei Conti? Tagliamo anche quella perché risparmiamo… Loro capiscono che non si possono cambiare istituzioni per soldi, questa è la mentalità dei servizi: io ti faccio risparmiare dei soldi ma ti tolgo il potere.

E così si arriva al secondo inganno: la governabilità. Beh, io insegno queste materie da più di trent’anni e mai, mai nella storia del pensiero politico mai nella storia del pensiero politico repubblicano democratico è emerso questo concetto di governabilità che sta inquinando le menti di questo nostro tempo in Italia. Il problema nella Repubblica e non è che ci sia un Governo che ci sia un buon governo, e questo cioè la differenza sta proprio tutta in quell’aggettivo, cioè in un Governo che sappia governare per il bene comune. Un Governo che stia in carica per molti anni governando contro il bene comune è una sciagura di cui bisogna liberarsi non tenerlo lì. Non è la governabilità in sé il valore, il principio che deve ispirare una Costituzione repubblicana. Voglio toccare un altro punto sul sulla Costituzione, sulle finalità della Costituzione. La Costituzione repubblicana che abbiamo avuto fino ad ora, fino ad ora, è stata una Costituzione repubblicana che assolto una funzione delicatissima è fondamentale che è stata quella di unire gli italiani al di fuori e contro la Costituzione. Chi ha qualche capello bianco come me lo sa ci sono stati in Italia soltanto alcune frange di estrema destra neofascista e alcune frange terroriste o vicino al terrorismo. Ma tutti ci riconoscevamo nella Costituzione repubblicana. Ora la nuova Costituzione se purtroppo passerà sarà in ogni caso una Costituzione nella quale non si riconosceranno gran parte degli italiani cioè noi scambieremo una Costituzione che ci ha unito con una Costituzione che ci dividerà come gli effetti gravissimi sulla capacità come popolo di fare qualcosa insieme e qualcosa insieme dovremmo pur farlo se siamo Popolo.

Questo per quanto riguarda le menzogne, sul quale poi tornerò. Anzi tanto perché Civati ha detto che bisogna rilassarci un pochettino… Qui veramente ci sarebbe da ridere perché son barzellette, se non ci fosse da piangere perché sono in gioco dei problemi seri. Una piccola carrellata: Aspettavamo da settant’ anni di cambiare questa Costituzione. Io ne ho quasi settanta, ho viaggiato molto fra gli Stati Uniti l’ Italia e non è mai capitato di tornare in Commissione (e sentire) ‘quando cambiamo la Costituzione professore?’. ‘Professore, ci dica: riusciremo a cambiare la Costituzione?’. Non ho mai visto una così ansiosa voglia di cambiare la Costituzione. Quando la Costituzione l’hanno cambiata nel 2005 e nel 2006 abbiamo detto un bel No. Non vedo quest’ansia, non ho visto questo drammatico travolgente bisogno di cambiare la Costituzione. Abbiamo un’ altra frase che mi ha colpito dei proponenti della riforma pare che sia stata proprio di Renzi, quando ha spiegato che la nuova riforma completa le pagine bianche che ci sono nella Costituzione attuale ha dichiarato che i costituenti non si trovarono d’accordo sul problema del bicameralismo quindi delegare un tutto a una norma transitoria dove c’era scritto così non va bene. Signori amici e amiche cercate leggete la Costituzione la norma transitoria non c’è. Non c’è una norma transitoria, dice Pertici (professore ordinario di diritto costituzionale, nda) che la insegna, che dice ‘così non va bene’, che sarebbe stato tra l’altro straordinario terminati i lavori della Costituente finiscano con la bella norma transitoria però così non va bene, bisogna e qualcuno la cambi. Insegno anche comunicazione politica. Uno dei trucchi che sono stati sempre detenuti dei mezzi che sempre stati usati nella storia per persuadere i cittadini ad approvare determinate riforme è stato o quello delle grandi minacce o quello delle grandi promesse, promettere che se ci sarà la riforma ci saranno dei benefici di ogni genere e qui una dichiarazione nella ministra Boschi è straordinaria, sembra proprio ricavato da un manuale di comunicazione politica: Ci sarà crescita del PIL; ci sarà un aumento dell’occupazione. Già che c’era poteva dire: perderete anche peso; chi non ha i capelli se li vedrà ricrescere e perderete anche, se li avete, i brufoli, state tranquilli. Cercando di essere più seri, che cosa vuol dire mentire a delle persone? Vuol dire che tu non riconosci la loro dignità, questo vuol dire mentire. Il politico mente quando sa di poter avere successo nella menzogna, quando o è convinto di avere a che fare con dei minori, con degli incapaci, e questo che la menzogna… la menzogna toglie dignità, toglie dignità alla persona che è vittima della menzogna.

Finisco con due osservazioni sui contenuti della riforma. Quello che mi colpisce particolarmente è questo fatto che la riforma ci toglie parte del potere sovrano. Bersani può girarla come vuole ma resta il fatto che a scegliere i senatori saranno e consiglieri regionali. Alla domanda chi sceglierà i senatori? la risposta è i consiglieri regionale, non più i cittadini. Ai cittadini viene tolto una parte importante del potere sovrano, quel potere sovrano che consiste nel potere di scegliere le persone che delibereranno le leggi che verranno per tutta la comunità. Saremo cittadini di rango minore, la girino come vuole questo è il contenuto principale della riforma. Ed è un terribile precedente. Perché non togliere ancora un po’ di più in futuro? Non è un problema di principio questo? Perché devi togliere… al di là della menzogna ancora una volta di dire che tu togli il potere sovrano ai cittadini però la riforma non viola i principi fondamentali della Costituzione. Ma se all’articolo uno c’è scritto che la sovranità appartiene al popolo, se tu gliene togli parte vuol dire che stai violando il principio dell’articolo uno della Costituzione con l’ effetto che saremo meno cittadini e più sudditi e ancora una volta si toglie e si offende un principio. E l’esemplo fa male, diceva Machiavelli. Quando si comincia con questi esempi il pericolo, la china, è pericolosissima.

E arrivo all’ ultimo punto, sui metodi adottati dal dal governo. Innanzitutto io ritengo che quando si parla di una riforma della Costituzione come queste che cambia l’intero disegno della Costituzione, questa non è una revisione, non tocca al Parlamento un’opera del genere. Nella nostra Costituzione, Pertici magari mi potrebbe dare un cattivo voto, ma nella nostra Costituzione l’articolo 138 autorizza la revisione della Costituzione che vuol dire il mutamento di alcuni pochi principi non la riforma, la riforma non la può fare il Parlamento, la riforma ancora a maggiore ragione non deve fare un governo perché un Governo può distribuire pretende, vantaggi, onori, e infatti grazie a degli onori dei sottosegretariati atti offerti a quel gruppo di grandi patrioti repubblicani che si raccoglie sotto quella cinema, quell’esempio di integrità personale di statista di livello mondiale che risponde a nome di Denis Verdini con tre sottosegretariati sono riusciti ad avere la maggioranza in Senato. Una riforma la può fare solo un’Assemblea costituente o almeno avrebbero dovuto avere la dignità coloro che la propongono soprattutto il Partito Democratico, la dignità di chiedere prima i loro elettori se volevano una riforma costituzionale, non andare in Parlamento senza aver avuto la legittimità degli elettori e poi realizzare la riforma costituzionale.

Finisco con il problema che forse mi sta più a cuore. Io credo che il significato in quanto sta avvenendo sia tutto nel plebiscito. Io ho l’impressione che fin dall’inizio lo scopo di tutta questa vicenda, della riforma costituzionale, sia stato da parte del Presidente del Consiglio Renzi il plebiscito. Che cos’è il plebiscito? Quella procedura attraverso la quale il sovrano in carica chiede direttamente ai cittadini una investitura, una conferma dirette della sua investitura non si sceglie nel plebiscito o l’uno o l’altro come in un’elezione, è il plebiscito l’investitura diretta che determina appunto quel potere enorme. Chi può fermare un capo plebiscitario? Dentro il Pd qualcuno può fermare un Renzi che vince il plebiscito? Per piacere. Lo possono affermare gli alleati di Governo? Assolutamente impensabile. Chi può affermare il capo plebiscitario? Se si leggono i testi su plebiscitarismo si trova che il capo plebiscitario può essere fermato se c’è una società civile robusta. Ma dove in Italia una società civile robusta? Dove sono i partiti? Dov’è la forza delle associazioni?

E un ultimo punto. Questi ultimi interventi da parte dei rappresentanti di nazioni che ci sono vicine con le quali abbiamo rapporti importanti di storia, di gratitudine, penso agli interventi dell’ambasciatore americano, recentemente la Merkel… io tra l’ altro sono cittadino americano e mi fa particolarmente male leggere l’intervento dell’ambasciatore che ci spiega perché dobbiamo votare sì al referendum minacciando con il ricatto degli investimenti. Vorrei spiegare che con tutto il rispetto siamo ancora in grado di decidere da soli sulla nostra Costituzione, che questo intervento se lo poteva risparmiare perché io lo trovo francamente offensivo. Per cui le ragioni per votare No secondo me sono molto chiare, una mi riporta ancora all’insegnamento del Presidente Ciampi.
Dopo questi interventi di rappresentanti di potenze straniere dobbiamo votare No perché vogliamo essere ancora un popolo, non una colonia, e considerando il contenuto della riforma dobbiamo votare No perché vogliamo essere ancora cittadini, non servi, ma soprattutto perché siamo esseri umani e vogliamo avere ancora una dignità e di menzogne ne abbiamo ascoltate abbastanza.”

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2 pensieri su “Machiavelli e la riforma costituzionale

  1. Concordo su tutto (virgole incluse), ma non sulla “Governabilità” che, se significa “stabilire un vincitore ed un perdente delle elezioni” e “consentire al vincitore di far approvare rapidamente norme”, mi sembra un fattore di chiarezza e di efficienza. Piuttosto, la “Governabilità” necessita di contrappesi: ad esempio, una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento che consenta anche ai Partiti più piccoli il c.d. diritto di tribuna, un accesso garantito ed ampio all’informazione in favore dell’opposizione, una rigorosa normativa sul c.d. conflitto d’interessi, una riduzione della durata della legislatura, un quorum elevato per l’elezione del Presidente della Repubblica e di tutti gli organi costituzionali e di garanzia, ecc.. Cordialità e grazie davvero per i Suoi articoli garbati e, ovviamente, competenti.

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    1. Buoansera, grazie per i complimenti, sempre troppo gentile.

      Anche io non sono contrario al premio di maggioranza purché sia ragionevole e si guardi al contesto nel quale lo si inserisce.
      Il doppio turno dell’Italicum non è una garanzia per la rappresentatività perché al ballottaggio il quorum scompare e il primo che arriva sbanca indipendentemente dai voti che prende. E cosa importante il premio di maggioranza non andrà alla coalizione composta da più partiti ma alla lista monocolore. La soglia del 40% fissata per evitare il secondo turno poteva andare bene anni fa quando l’astensionismo non dilagava e i partiti non valevano nell’ordine del 25% l’uno. Con questa legge elettorale più la riforma costituzionale si rischia di dare vita ad un Parlamento che rappresenta quattro gatti (60,8% nominati alla Camera; 100% nominati al Senato) con al vertice della piramide una falsa maggioranza che risponde agli ordini del premier che è pure segretario del partito.
      Come dice giustamente, non ci saranno contrappesi alla Camera che è l’unica a concedere o revocare la fiducia e i poteri delle opposizioni saranno stabiliti sotto dettatura quando a governare ci sarà il partito eletto con il premio di maggioranza dell’Italicum.

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