Il fu presidente emerito

Che lo spedito decisionismo sia in realtà un dettato dall’alto lo si era capito dal contrordine sull’Italicum, dopo un solo giro di elezioni (neanche politiche, tra l’altro) passata da migliore legge possibile a schifezza assoluta, il tutto senza neanche trarne le dovute conseguenze sul piano politico dopo aver ricattato il Parlamento con la questione di fiducia. Ciò che di nuovo aggiunge l’ultimo soliloquio intervista del fu emerito Napolitano è che oltre ad aver licenziato l’ormai emerito Mattarella ha preso il posto anche di Messina come spin doctor del governo dopo aver rampognato il suo protetto raccomandandogli di smorzare i toni restituendo “una misura al confronto sul referendum”, oggettivamente smarrita nella retorica intessuta di demagogia e allarmismi.

Le parole del fu emerito, seppure per diversi motivi, suscitano sempre sbigottimento: a chi ancora non fa l’abitudine alle sue invasioni di campo; ad altri per le sue analisi sofistiche e smemorate della realtà.

In un’intervista per Il Fatto Quotidiano il professor Gianfranco Pasquino dispensa una sana dose di fosforo per la nostra memoria:

Silvia Truzzi: “Secondo il Presidente, Renzi ha sbagliato a personalizzare, ma è ingiustificabile anche la personalizzazione alla rovescia operata dalle opposizioni ‘facendo del referendum il terreno di un attacco radicale a chi guida il Pd e il governo del Paese’.”
Gianfranco Pasquino: “È sbagliata la sequenza. Renzi ha rivendicato le riforme e ha ripetutamente affermato che in caso di sconfitta si sarebbe dimesso. Da subito, nei miei interventi, ho usato la parola plebiscito. Tanto è vero che Napolitano mi ha chiesto, a voce, ragione di questo termine. E poi lui, in un’intervista alla Stampa, ha parlato di ‘eccesso di personalizzazione’. Tutto parte dal premier.”

Silvia Truzzi: “La riforma non è né di Renzi né di Napolitano”.
Gianfranco Pasquino: “Il ministro Boschi e lo stesso Renzi hanno detto che è stato il Capo dello Stato, nel conferire il mandato al governo, a chiedere le riforme. Dopo di che io gli chiedo: sono queste le tue riforme? Avresti fatto esattamente queste riforme? Ne dico una: ti riconosci nel fatto che il Presidente della Repubblica nomina 5 senatori in una Camera che dovrebbe essere delle Regioni e rappresenta gli enti territoriali e non la Nazione? Dovrebbe rispondere punto per punto. E non lo fa.”

Silvia Truzzi: “Secondo Napolitano, ‘mettere a rischio la continuità del governo oggi espone il Paese a serie incognite’. La cosa è diventata più grave dopo il referendum britannico.”
Gianfranco Pasquino: “Il governo inglese ha risolto il problema in due settimane! E se vincesse il No, Renzi non dovrebbe far altro che andare da Matterella e dirgli di formare un nuovo governo, con la stessa maggioranza, ma con un presidente del Consiglio diverso. Non vedo drammi.”

Un altro aspetto controverso riguarda il passaggio sull’Europa.

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Fonte Piovonorane.it

Alessandro Gilioli: “Mi ha colpito che – in nessun modo, in nessun rigo, in nessuna parola, né rispondendo a quella domanda né alle altre – l’ex comunista Giorgio Napolitano abbia ritenuto di fare un accenno, seppur vago, alla questione sociale. Alle disuguaglianze crescenti. Alle élite economiche e finanziarie che, In Europa come negli Stati Uniti, si sono gradualmente mangiate robusti pezzi di democrazia ed enormi fette di ricchezza. Alla condizione di disagio e di solitudine degli ex ceti medi impoveriti. All’atomizzazione degli individui, alla frustrazione delle generazioni che non possono costruirsi un futuro come abbiamo fatto noi. Niente, non una parola.”

A stupire in questo caso sono la diffusa assenza di autocritica e il preoccupante scostamento dalla realtà che caratterizzano gli europeisti più convinti. Nessuna domanda sui motivi che animano il malcontento nei confronti di questa Europa; nessun interrogativo sugli errori commessi; nessuna ammissione di responsabilità. Da anni, e in particolare dall’inizio della crisi del 2008, istituzioni e governi conducono politiche di austerità che hanno prodotto solo povertà e recessione. Da anni disprezzano e soffocano uno scontento popolare crescente. La cecità è totale, devastante, volontaria. E la cura, da attuare attraverso “richiami forzati a elementi di coesione, disciplina, in sostanza di riaffermazione dell’autorità delle norme e delle istituzioni comuni”, ancor più terrificante, che trova riscontro nell’articolo 117 della riforma, dove la sovranità del popolo e la potestà legislativa dello Stato vengono subordinate alle leggi dell’Unione europea.

Per rendersi ulteriormente conto di quanto le parole di Napolitano siano capziose e dannose (opinione del sottoscritto, Pasquino e Gilioli non dicono questo) si guardi all’accostamento del tutto improprio tra questo governo e l’Assemblea costituente quando il fu emerito ricorda “lo spirito che condusse una larghissima maggioranza ad approvare la Carta nell’Assemblea Costituente”. Improprio perché il governo può esprimere legittimamente il proprio indirizzo politico sulle leggi, non sulla Costituzione che è di tutti. Già questo sarebbe costato una tirata d’orecchie a qualsiasi scolaretto. Capzioso e dannoso se si guarda a come presero forma l’Assemblea costituente e questo governo.

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Fonte Wikipedia.it

L’Assemblea costituente fu eletta con sistema proporzionale con il mandato preciso di scrivere la Costituzione. Il sistema proporzionale fu voluto proprio per garantire la massima rappresentanza possibile: l’elezione non fu falsata da artifizi che stravolgono la volontà degli elettori e tutti i partiti ottennero i seggi spettanti in rapporto ad ogni singolo voto preso.

Le due realtà – Assemblea costituente e governo – non sono giuridicamente e moralmente comparabili. È sufficiente ricordare la sentenza con cui la Corte ha censurato i vizi di incostituzionalità del Porcellum (capilista bloccati, multicandidati e premio di maggioranza svincolato da una soglia minima di voti) che coartano la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare, e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto di cui all’art. 48 Cost”.

Questo governo, che ha promosso e portato avanti di sua iniziativa con bliz notturni, voti fiducia, canguri ed epurazioni dei dissidenti una riforma non condivisa dal Parlamento, è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale che ha rotto il rapporto di rappresentanza. Nonostante il premio dell’incostituzionale Porcellum che ha trasformato una minoranza in maggioranza il governo non ha comunque raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi fissata dall’articolo 138, senza quel trucchetto è evidente non avrebbe avuto i numeri per approvare la riforma.

“La riforma non è né di Renzi né di Napolitano”. Come Renzi che prima ne rivendica la paternità e poi la ripudia anche Napolitano scarica questa riforma . Ma Renzi innescando la retromarcia dice il vero (caso più unico che raro): la riforma nasce proprio per volere di Napolitano nel 2013 quando ad una commissione di “saggi” da lui personalmente scelti (un’ingerenza fuori tempo massimo) affidò il compito di tracciare la linea per la riforma costituzionale. Anche in quel caso dello spirito e dei valori che animavano l’Assemblea costituente non c’era nulla: il Parlamento avrebbe solamente dovuto votare il testo scritto da persone certamente autorevoli (fecero parte della commissione anche Valerio Onida, Lorenza Carlassare e Nadia Urbinati) ma non elette da nessuno. Il Parlamento, unica rappresentanza del Paese, avrebbe solamente dovuto ratificare la loro scelta.

Rispolverando un altro po’ di sana memoria storica va ricordata la missiva a firma JP Morgan indirizzata anche a Portogallo, Spagna e Grecia, non solo all’Italia, ma che solo noi pigmei, tra tutti i PIGS, abbiamo recepito.

“Si tratta cioè di impedire ad una maggioranza che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo di mutare la nostra Costituzione: quella maggioranza si arrogherebbe un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo, e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un colpo di Stato.”
Giuseppe Dossetti, lettera al sindaco di Bologna, aprile 1994

“Ma nella preparazione della Costituzione il governo non ha alcuna ingerenza: il governo può esercitare per delega il potere legislativo ordinario, ma, nel campo del potere costituente, non può avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti; estraneo del pari deve rimanere il governo alla formulazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana.” Piero Calamandrei, “Come nasce la nuova Costituzione”, 1947

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