La Costituzione come panacea per ogni male, tranne che per le facce di bronzo

Essendo immuni a qualsiasi senso della vergogna e sprezzanti del ridicolo qualcuno dovrà richiamarli ad atteggiamenti consoni al ruolo che ricoprono altrimenti continueranno con questo fare da magliaro. Ma chi stabilisce quando è il momento di dire basta? Qual è il limite massimo di indecenza istituzionale? È ammissibile che il primo ministro e i suoi accoliti continuino impuniti, tra l’indifferenza generale delle più alte cariche dello Stato, a spargere frottole? Prima o poi qualcuno dovrà pur dirgli “adesso basta con le cazzate!”. Difronte a siffatta sgramamticatura istituzionale in un Paese non dico serio ma almeno decente succederebbe qualcosa del genere: https://youtu.be/BqAe5Rzvq4Y

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Il pallone è mio e decido io

Da Ventotene a Bratislava, restando seri, non è cambiata una virgola: l’Europa ancora prosegue nella direzione ostinata e contraria all’eredità di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, riesumati inutilmente per aggiungere al ridicolo la farsa agli sterili e retorici vertici dove a vincere è sempre l’interesse di uno ed è quello di chi ha la clava più grande degli altri.

Ad essere ancora attuale, purtroppo, è Flaiano con il suo proverbiale “la situazione politica in Italia è grave ma non è seria” che sopravvive tra gelatai e latrati contro i volatili. L’unica variazione degna di nota – e questo la dice lunga sulla reale utilità delle riunioni di condominio europee – è il mutamento di Renzi, da Renzi1 a Renzi2. Quello di Ventotene, ruffiano e accomodante che cerca di ingraziarsi Angela e Francois per ottenere maggiore flessibilità visto che la tranche precedente l’ha bruciata in mancette (cosa che continuerà a fare, incappiando ulteriormente il Paese), e quello di Bratislava, burbero e capriccioso a cui hanno detto basta ad un ulteriore scialacquamento di deficit.

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Machiavelli e la riforma costituzionale

Di seguito l’intervento al Tour riCostituente di Maurizio Viroli, professore emerito di teoria politica all’Università di Princeton. Ho solo corretto gli errori della trascrizione automatica per cercare di rendere l’intervento più leggibile.

“Quando un cittadino è in grado di usare ‘l’astuzia fortunata’, diceva Machiavelli, può farsi principe della Repubblica, cioè dall’interno diventarne padrone, essere in grado di controllarla senza usare la violenza (Principe, capitolo nove). Machiavelli aveva visto come muore una Repubblica dall’interno e aveva individuato il pericolo proprio nella capacità di un cittadino di ingannare i suoi concittadini attraverso un uso spregiudicato dell’astuzia e con tanta fortuna. Secondo me è esattamente quello che stiamo vivendo in questo momento se non vincerà il No. Questa battaglia sul referendum è la nostra possibilità di salvare la Repubblica intesa come una comunità di persone che vogliono vivere sotto il governo della legge, senza essere sottoposti al potere enorme di alcuna persona perché, come insegnava appunto Machiavelli, Civati mi ha invitato ritornare sui miei studi, essere liberi non vuol dire avere un buon padrone, essere liberi vuol dire non avere alcun padrone, vuol dire che non esiste un potere norme che può se vuole dominarci. E la Costituzione è quella difesa che ancora abbiamo contro la formazione di un potere di questo genere.

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La riforma abolisce le Province (e altre amenità)

“Aboliamola del tutto, questa Costituzione. Così, per vedere l’effetto che fa”. Confesso che mi capita spesso di pensarlo perché la curiosità è tanta: chissà se non ci fosse la Costituzione su chi o cosa la politica riverserebbe la propria approssimazione e incompetenza.
La Costituzione per i politici italiani è come il cilindro di un prestigiatore, dentro c’è di tutto: la stabilità; una più forte lotta al terrorismo; portentosi rimedi che fanno schizzare l’economia; bollette della luce meno care. Ma se questi discorsi da sciamano si commentano da soli, quello sull’“abolizione” delle Province merita qualche considerazione.

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Il fu presidente emerito

Che lo spedito decisionismo sia in realtà un dettato dall’alto lo si era capito dal contrordine sull’Italicum, dopo un solo giro di elezioni (neanche politiche, tra l’altro) passata da migliore legge possibile a schifezza assoluta, il tutto senza neanche trarne le dovute conseguenze sul piano politico dopo aver ricattato il Parlamento con la questione di fiducia. Ciò che di nuovo aggiunge l’ultimo soliloquio intervista del fu emerito Napolitano è che oltre ad aver licenziato l’ormai emerito Mattarella ha preso il posto anche di Messina come spin doctor del governo dopo aver rampognato il suo protetto raccomandandogli di smorzare i toni restituendo “una misura al confronto sul referendum”, oggettivamente smarrita nella retorica intessuta di demagogia e allarmismi.

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Il Barone di Rignhausen

Magari un giorno qualcuno scriverà una raccolta sulle eroiche avventure dell’infaticabile Barone di Rignhausen: quello che, defenestrato l’incapace, avrebbe fatto repulisti degli inciuci; che in mille giorni, con la sola imposizione delle mani, avrebbe costruito dal nulla mille asili nido; il piè veloce che – “datemi la fiducia su tutto” – avrebbe tirato fuori il Paese dalle sabbie mobili con la stessa credibilità dell’altro Barone, quello di Munchhausen, che ne esce incolume tirandosi su e sempre più su dai propri capelli.

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Prima voti, poi rifletti

Le vacanze le vivo sempre con sentimenti contrastanti: ad incombere sulla gioia di stare spaparanzato al sole e sguazzare nell’acqua è lo sconforto di dover prima o poi tornare alla routine quotidiana: la sveglia; il bagno occupato da qualcun altro; il caffè bollente; il treno in ritardo; le giustificazioni con il capo. Quest’anno ad aggravare il tutto c’era il terrore che terminate le ferie sarebbero ripresi a marcia spedita i comizi del ministro Boschi, ma fortunatamente annunci più pacati hanno preso il posto degli slogan sulla caduta vertiginosa del Pil e il crollo delle nascite se vincesse il No.

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La riforma schizofrenica

Chiarisco subito prima che qualcuno possa legittimamente sommergermi di ortaggi.

Articolo 57, comma 2: “I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori”.

Articolo 57, comma 5: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma”.

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Il combinato disposto e i birichini del Sì

Un assunto banale ai più: la Costituzione con il mantra della stabilità politica non c’entra nulla. Il compito di stabilire il meccanismo di assegnazione dei seggi (se proporzionale o maggioritario), la natura dei collegi (uninominali o plurinominali) e di fissare la soglia di sbarramento spetta alla legge elettorale, l’unica che può definire la maggioranza di governo.

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