Discutiamo nel merito, gufi

Riprendo una intervista rilasciata dal ministro Boschi.

“Non abbiamo mai chiesto un voto pro o contro il governo”. Finge di non ricordare tutte le occasioni in cui Renzi ha detto “se perdo il referendum, lascio”.

“Questa non sarà la mia riforma”. Una mezza verità. È anche del plurindagato Verdini. Il 20 gennaio il Senato approva definitivamente la riforma con 180 sì. Il margine è di 19 voti in più dei 161 richiesti dalla maggioranza assoluta. Renzi per arrivarci trova nuovi compagni di strada: 18 verdiniani, due forzisti e tre di Fare. Nell’intervista rilasciata il 31 luglio 2016 al giornalista Davide Vecchi, Verdini rivendica la sua firma: “Abbiamo partecipato e scritto queste riforme”.

“Non sarà neppure quella del Parlamento”. Difficile da credersi, ma ha detto la verità. Infatti la riforma è stata portata avanti su iniziativa della maggioranza di governo (che in realtà è una minoranza gonfiata da un premio di maggioranza incostituzionale) e non del Parlamento. Il Parlamento è stato aggirato con scorciatoie di ogni tipo: rimozione dei senatori dissidenti, sedute fiume in tarda notte e “canguri” per saltare gli emendamenti delle opposizioni applicati anche al Senato nonostante il regolamento non lo preveda. Sotterfugi che oltre a non rispettare i valori della Costituente (tra l’altro, eletta con proporzionale puro col compito preciso di scrivere la Carta) vìolano la procedura stabilita dall’articolo 138. Le opposizioni, essendo state escluse dal dibattito, non poterono fare altro che presentare i loro emendamenti per cercare così di spingere il governo ad un sano confronto sulla Costituzione, che è di tutti.
Come è costretto ad ammettere Verdini: “La somma dei partiti presenti in Parlamento contrari supera di gran lunga il 60%”.

“Sarà la riforma di tutti i cittadini”. Un sondaggio di Ipsos, per il programma Di Martedì su La7 del 3 maggio 2016, calcola che solo il 6% degli italiani ritiene una priorità la riformare la Costituzione. Lo stesso sondaggio, riproposto il 24 maggio nella stessa trasmissione dopo settimane di dibattito sul referendum, segnala che la percentuale di italiani che ritiene una priorità la revisione della Carta è scesa al 4%. Più si parla della riforma, più gli italiani la giudicano inutile. Il ministro Boschi continua a favoleggiare su cose che rintronano nella sua fertile immaginazione.

Per di più, ci vuole coraggio a parlare di una riforma “di tutti” visto che, come già detto, la maggioranza di governo è in realtà una minoranza gonfiata da un premio monstre dichiarato incostituzionale.
Altra indigesta verità è che nessuno gli ha dato mandato per modificare la Costituzione. Una simile modifica non era prevista neanche nel programma elettorale “Italia bene comune”, quello con cui il Pd di Bersani vinse le elezioni. Non fu neanche lontanamente menzionata neppure nel congresso che tenne Renzi.

“Con il Sì saremo tutti padri e madri costituenti”. Meno male che solo due giorni prima lei e Renzi chiedevano un confronto nel merito. Non riuscirebbero a rispondere nel merito neanche sotto dettatura. Anche sotto tortura inizierebbero a dare numeri a casaccio e accusare chi vota No di essere come CasaPound (partigiani compresi).

E poi hanno anche la faccia tosta di accusare gli altri di mentire.
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